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Mani e piedi

Un'unghia che cambia colore richiede mesi di trattamento, non settimane: è la ragione per cui quasi tutti smettono troppo presto.

L’unghia dell’alluce cresce di circa un millimetro al mese. Questo semplice dato spiega perché un’onicomicosi trattata correttamente richiede nove-dodici mesi per mostrare un’unghia sana: non si cura l’unghia malata, si accompagna la crescita di quella nuova. Chi interrompe dopo due mesi perché «non cambia niente» sta rispettando esattamente i tempi del fallimento.

1 mm al mese: è la velocità di crescita dell’unghia dell’alluce. La guarigione coincide con la ricrescita della lamina sana. Smalto medicato sei-dodici mesi di applicazione regolare mesi 0 3 6 9 12
Chi interrompe dopo due mesi perché non vede cambiamenti sta rispettando i tempi del fallimento: l’unghia malata non si cura, si accompagna la crescita di quella nuova.

Onicomicosi: topico o sistemico

Gli smalti medicati a base di amorolfina o ciclopirox funzionano quando l’infezione interessa meno di metà dell’unghia e non ha raggiunto la matrice. Oltre quella soglia, o con più unghie coinvolte, serve una terapia orale su prescrizione, che richiede il controllo della funzione epatica e un’attenzione alle interazioni. L’interruzione anticipata, quando l’aspetto inizia a migliorare, è la causa più comune di recidiva: il trattamento si misura sulla ricrescita, non sul sintomo.

Prima di partire vale la pena una conferma diagnostica, che si ottiene con un esame micologico su materiale prelevato dall’unghia: non tutte le unghie scure o ispessite sono micosi — psoriasi ungueale, traumi ripetuti da scarpe strette o da corsa e, raramente, lesioni pigmentate danno quadri simili. Una banda scura verticale che compare su una sola unghia e si estende sulla pelle attorno va fatta vedere subito e non trattata come una micosi.

Piede d’atleta

Desquamazione e prurito fra le dita si trattano con antimicotici topici per almeno due settimane oltre la scomparsa dei sintomi: è la seconda parte, quella che sembra inutile, a impedire la recidiva. Conta anche l’ambiente: asciugare bene fra le dita, cambiare i calzini ogni giorno, alternare le scarpe per farle asciugare completamente, usare ciabatte negli spogliatoi e in piscina.

Chi ha il piede d’atleta e lo trascura spesso finisce con l’onicomicosi, perché l’infezione risale all’unghia, e vale anche il contrario: con entrambe presenti vanno trattate insieme, perché l’unghia infetta reinfesta la pelle in continuazione e vanifica il trattamento cutaneo.

Sudorazione e odore

Il sudore in sé non ha odore: l’odore nasce dai batteri che lo scompongono, e un piede che resta umido dentro una scarpa chiusa per dieci ore offre loro esattamente le condizioni migliori. Per questo i prodotti profumati non cambiano nulla e quelli che funzionano agiscono su altro: i sali di alluminio riducono la secrezione se applicati la sera su pelle asciutta, non al mattino; l’acido tannico e le polveri assorbenti tolgono l’umidità; e la rotazione delle scarpe conta più di qualsiasi spray, perché una scarpa indossata ogni giorno non asciuga mai.

Calze in fibra naturale o tecnica traspirante al posto del cotone misto, pediluvi con bicarbonato e solette sostituibili coprono la gran parte dei casi. Quando la sudorazione è davvero eccessiva e limita la vita quotidiana esistono trattamenti ambulatoriali — ionoforesi, tossina botulinica — che si prescrivono dal dermatologo. Un odore che cambia all’improvviso, accompagnato da desquamazione, macerazione biancastra fra le dita o prurito, non è più un problema di igiene ma una micosi o un’infezione batterica da trattare.

Calli e duroni

Sono una risposta della pelle a una pressione ripetuta: finché la pressione resta, il callo torna. I cerotti all’acido salicilico ammorbidiscono lo strato corneo, ma la soluzione duratura passa dalla scarpa e, quando serve, da un plantare. L’autorimozione con lame è una pessima idea per chiunque e un rischio concreto per chi ha diabete o una circolazione periferica ridotta: lì anche una piccola lesione può diventare un’ulcera, e il riferimento corretto è il podologo.

Verruche plantari

Causate da virus del papilloma, sono dolorose perché il peso le spinge in profondità. Si distinguono dal callo con due segni semplici: la verruca presenta puntini scuri al centro e fa male quando si stringe di lato, il callo non ha puntini e fa male quando si preme dall’alto. È una differenza che conviene fare prima di iniziare, perché il tempo di trattamento è diverso.

I trattamenti domiciliari — acido salicilico ad alta concentrazione, crioterapia da banco — richiedono settimane di applicazioni regolari e una limatura periodica dello strato ispessito, con una lima dedicata che non va usata su altre parti del corpo. Molte verruche regrediscono spontaneamente nell’arco di mesi. Vanno invece affidate a un professionista quelle molto estese, quelle che sanguinano e quelle in chi ha difese immunitarie ridotte.

Unghia incarnita e come si tagliano le unghie

L’unghia incarnita dell’alluce nasce quasi sempre da due gesti: tagliare l’unghia arrotondata ai lati e portare scarpe che premono sulla punta. Il taglio corretto è diritto, al livello del bordo del dito o poco più corto, con gli angoli solo smussati dalla lima e mai scavati con le forbici: quello che resta nell’angolo è la scheggia che poi entra nella pelle. Le unghie si tagliano dopo il bagno, quando sono morbide, e con un tronchesino, non con le forbici da carta.

Quando il bordo è già infiammato ma non c’è pus, i pediluvi tiepidi due volte al giorno e scarpe aperte risolvono una buona parte dei casi; mettere un batuffolo di cotone sotto il bordo dolente solleva l’unghia e dà sollievo mentre ricresce. Non serve, e peggiora, tagliare una «V» al centro dell’unghia: è un rimedio diffuso e privo di effetto, perché l’unghia non cresce dai lati verso il centro.

Il medico o il podologo servono quando compaiono pus, gonfiore che si estende al dito, tessuto che cresce sopra il bordo dell’unghia, o quando l’episodio si ripete: in quel caso esiste un piccolo intervento ambulatoriale che risolve in modo definitivo. Chi ha diabete o problemi circolatori non tenta nulla da solo, in nessuno di questi stadi.

Piede diabetico: un capitolo separato

Chi ha il diabete da anni può avere una ridotta sensibilità al dolore nei piedi, e questo cambia tutto: una vescica o un taglio possono passare inosservati finché non si infettano. L’ispezione quotidiana dei piedi, compresi gli spazi fra le dita e la pianta con uno specchio, è la misura preventiva con il miglior rapporto fra fatica e risultato, e si cercano arrossamenti, vesciche, tagli, variazioni di colore e di temperatura.

Nessun callifugo cheratolitico, nessuna lama, nessun pediluvio troppo caldo. Le calzature si provano a fine giornata, quando il piede è più gonfio, e non si cammina scalzi nemmeno in casa. Qualsiasi lesione va mostrata subito, senza attendere che migliori: nel piede diabetico il fattore che cambia l’esito è il tempo. Le terapie per il controllo glicemico, come la metformina o il semaglutide orale, agiscono a monte di tutto questo.

Mani screpolate

Il lavaggio frequente e i disinfettanti alcolici asciugano la pelle fino alla fissurazione, e le creme leggere su questo non bastano: servono preparati più grassi, applicati soprattutto la sera, in quantità generosa e con guanti di cotone nelle fasi acute, più guanti per i lavori domestici. L’urea a concentrazione media aiuta dove la pelle è ispessita, ma sulle ragadi aperte brucia e va rimandata a pelle integra.

Se compaiono vescicole pruriginose sui lati delle dita, il quadro è diverso — un eczema disidrosico — e va valutato.

Domande che arrivano al banco

Si può mettere lo smalto durante la cura di un’onicomicosi?

Lo smalto normale copre l’unghia e impedisce al prodotto di arrivarci: durante il trattamento si lascia l’unghia libera. Gli smalti medicati sono una cosa diversa e seguono il loro schema di applicazione. Coprire l’unghia per nasconderla è il modo più comune di allungare la terapia di mesi.

Un callo si può togliere da soli con una lametta?

No. Il taglio a casa arriva facilmente nel tessuto sano e apre una porta d’ingresso alle infezioni. Chi ha diabete, una circolazione compromessa o una terapia anticoagulante non deve usare né lame né callifughi acidi, ma rivolgersi a un podologo.

Le verruche passano da sole?

Spesso sì: nei bambini una buona parte si risolve entro uno o due anni, perché il sistema immunitario impara a riconoscere il virus. Si trattano quando fanno male, quando sono in punti di carico o quando si moltiplicano. Negli adulti e in chi ha difese ridotte la risoluzione spontanea è meno probabile.

Il piede d’atleta si prende in piscina?

Si prende sui pavimenti umidi condivisi — bordo piscina, docce, spogliatoi — dove le ciabatte fanno più della disinfezione. Il trattamento va continuato una o due settimane oltre la scomparsa del rossore, altrimenti il fungo resta negli strati superficiali e ricompare al primo caldo.

Aceto, candeggina o alcol funzionano sulle micosi?

Non hanno prove di efficacia sulle micosi della pelle e delle unghie, e danneggiano la cute attorno: la macerazione che producono rende più facile una sovrainfezione batterica. Gli antimicotici da banco costano poco e agiscono dove serve.

Le schede su micosi delle unghie, verruche e cura del piede nelle persone con diabete sono disponibili sul portale ISSalute.