Cute
La pelle risponde bene ai prodotti giusti usati abbastanza a lungo, e malissimo ai prodotti giusti usati per tre giorni.
Il motivo più comune per cui una crema «non funziona» è la durata. Una dermatite atopica richiede emollienti applicati ogni giorno, anche quando la pelle è calma, perché il problema di fondo è una barriera cutanea che trattiene poca acqua. Un trattamento per l’acne mostra risultati dopo sei-otto settimane. Sospendere dopo pochi giorni perché «non si vede niente» è la regola, non l’eccezione, ed è anche la ragione principale dei fallimenti.
Emollienti: quantità e momento
Nella pelle secca e nella dermatite atopica l’emolliente è la terapia di base, non un complemento cosmetico, e l’errore più diffuso non è la scelta del prodotto ma la quantità. Si applica sulla pelle ancora umida, entro pochi minuti dalla doccia, perché il compito è trattenere l’acqua appena assorbita, e si ripete due volte al giorno. Le quantità efficaci sono molto superiori a quelle che si usano di solito: per un adulto con dermatite estesa si parla di centinaia di grammi alla settimana.
La consistenza si sceglie in base alla stagione e alla sede: le formulazioni più grasse funzionano meglio d’inverno e sulle zone molto secche, le creme più leggere sono tollerate meglio d’estate e sulle aree estese. È questo, e non la qualità del prodotto, a spiegare perché lo stesso tubetto sembra ottimo a gennaio e insopportabile a luglio. Le profumazioni non aggiungono nulla e aumentano il rischio di sensibilizzazione.
Cortisone topico: potenza e sede
I corticosteroidi topici sono classificati per potenza, e la scelta dipende dalla zona oltre che dalla gravità. Sul viso, sulle pieghe e nei bambini si usano le classi più deboli, perché la pelle è sottile e assorbe di più; sul corpo e sulle lesioni spesse servono preparati più forti. Il ciclo tipico è breve e intensivo, non prolungato e timido: una settimana di applicazione corretta vale più di un mese di applicazioni saltuarie, e applicare poco e a lungo è peggio che applicare bene per qualche giorno.
L’uso cronico senza controllo assottiglia la pelle, produce teleangectasie e, sul viso, una dermatite periorale difficile da spegnere. Anche la sospensione ha una sua tecnica: interrompere di colpo dopo settimane di applicazione provoca un rimbalzo che spinge a riprendere, mentre la riduzione graduale accompagnata dall’emolliente mantiene il risultato.
Acne: la sequenza che ha senso
Per forme lievi si parte da detersione delicata e trattamenti topici con perossido di benzoile o retinoidi. I retinoidi topici — tretinoina in crema o adapalene — richiedono applicazioni serali, protezione solare e pazienza: nelle prime settimane l’aspetto può peggiorare prima di migliorare. Per l’acne nodulo-cistica con cicatrici la strada è un’altra e passa dal dermatologo: l’isotretinoina orale è efficace ma richiede controlli ematici e, nelle donne, un programma di prevenzione della gravidanza.
Dermatite da contatto: trovare la causa conta più della crema
Un eczema che compare sempre nello stesso punto e guarisce in vacanza non è un problema di idratazione, è una reazione a qualcosa che tocca la pelle in quel punto. Ci sono due meccanismi diversi. Quello irritativo è dose-dipendente e colpisce chiunque: mani di parrucchieri, cuochi, infermieri, chi usa detergenti e guanti tutto il giorno, e compare dopo settimane di esposizione ripetuta. Quello allergico riguarda invece chi si è sensibilizzato a una sostanza specifica, e in quel caso basta un contatto minimo per riaccendere tutto.
I sensibilizzanti più frequenti sono pochi e ricorrono sempre: nichel in bigiotteria, bottoni e montature, profumi e oli essenziali nei cosmetici, conservanti rilascianti formaldeide, parafenilendiamina nelle tinture per capelli, gomma e acceleranti nei guanti. Il sospetto si conferma con i test epicutanei dal dermatologo, che si leggono a quarantotto e a settantadue ore e che richiedono di non aver usato cortisone sulla zona nei giorni precedenti.
Il cortisonico topico spegne l’episodio ma non cambia nulla sul lungo periodo se la sostanza resta in uso. Sulle mani la misura che funziona più di qualsiasi crema è una barriera: guanti in nitrile invece che in lattice per il lavoro umido, un sottoguanto di cotone se servono più di venti minuti, ed emolliente a ogni cambio.
Psoriasi: non è una pelle secca
Le placche della psoriasi hanno bordi netti, squame spesse e argentee e si collocano in sedi tipiche — gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, zona sacrale, unghie — e questo le distingue dall’eczema, che ha confini sfumati e prude di più. La differenza non è accademica: la psoriasi è una malattia infiammatoria sistemica, non un problema di barriera, e i prodotti per la pelle secca non la toccano.
Le terapie topiche sono i derivati della vitamina D, da soli o in associazione con un cortisonico, più i cheratolitici per assottigliare le squame prima che il farmaco possa entrare. Grattare o staccare le squame peggiora le placche, e un trauma su pelle sana può farne comparire una nuova nel punto colpito. Nelle forme estese o che non rispondono esistono fototerapia e farmaci sistemici, e la decisione spetta al dermatologo.
Due cose vanno riferite al medico: il dolore articolare, perché una parte delle persone con psoriasi sviluppa un’artrite che va riconosciuta presto per evitare danni permanenti, e il quadro metabolico, dato che la malattia si associa a un rischio cardiovascolare più alto. Fumo, alcol e sovrappeso peggiorano la risposta ai trattamenti in modo misurabile.
Ferite, abrasioni, ustioni domestiche
Una piccola ferita si lava con acqua corrente e soluzione fisiologica. L’alcol denaturato danneggia i tessuti e non serve sulle ferite aperte; l’acqua ossigenata ha un effetto meccanico ma ritarda la guarigione se usata ripetutamente, e le soluzioni non colorate hanno il vantaggio di lasciare visibile l’evoluzione della lesione. Una medicazione che mantiene l’ambiente umido guarisce più in fretta e lascia meno segno di una crosta lasciata all’aria: la crosta non è un segno di buona guarigione, è un ostacolo alla riepitelizzazione. Per un’ustione superficiale la prima cosa è acqua fresca corrente per una decina di minuti: niente ghiaccio, niente oli, niente dentifricio.
Serve un controllo medico quando la ferita è profonda o beante, quando è stata provocata da un oggetto sporco, da un morso o con un corpo estraneo all’interno, quando non smette di sanguinare dopo dieci minuti di compressione, quando la vaccinazione antitetanica non è aggiornata, e in chi ha diabete o problemi circolatori, dove la guarigione è compromessa e l’infezione progredisce in silenzio.
Sole e nei
La protezione solare va riapplicata ogni due ore e dopo il bagno: una sola applicazione al mattino copre molto meno di quanto il numero sulla confezione faccia pensare. Alcuni farmaci rendono la pelle fotosensibile, fra cui doxiciclina, diversi FANS topici e i retinoidi: in terapia, l’esposizione va ridotta davvero, non solo schermata.
Per i nei, la regola ABCDE resta il filtro più semplice — Asimmetria, Bordi irregolari, Colore disomogeneo, Diametro oltre i sei millimetri, Evoluzione nel tempo. L’ultimo criterio è il più importante: un neo che cambia forma, colore o spessore, che prude o sanguina, va mostrato al dermatologo indipendentemente dall’aspetto. Vale anche per la lesione che si distingue dalle altre, perché in una stessa persona i nei tendono ad assomigliarsi e quello diverso da tutti merita un controllo.
Domande ricorrenti
Quanta crema al cortisone si deve mettere?
La misura usata in dermatologia è la quantità che esce da un tubo e copre la falange distale dell’indice: basta per un’area pari a due palmi di mano. Mettere meno è il motivo più frequente per cui un ciclo breve sembra non funzionare e finisce per allungarsi.
Il cortisone sulla pelle la assottiglia?
Succede con l’uso prolungato e continuo, soprattutto su viso, pieghe e inguine, dove la cute è sottile. Nei cicli brevi indicati — qualche giorno, con riduzione progressiva — il rischio è basso, e il danno maggiore viene di solito dal non trattare affatto una dermatite che continua a grattarsi.
Le creme solari scadono?
Hanno una scadenza stampata e, una volta aperte, una durata indicata dal simbolo del vasetto: di norma dodici mesi. Il flacone rimasto in auto o in spiaggia tutta l’estate precedente ha subito temperature che degradano i filtri, e la protezione dichiarata non è più garantita.
Fra SPF 30 e SPF 50 la differenza è grande?
Sulla carta si passa da circa il 97 al 98 per cento dei raggi UVB fermati: poco. Nella pratica conta molto di più la quantità applicata, perché quasi tutti ne mettono meno della metà di quella usata nei test, e in quel caso la protezione reale crolla in entrambi i casi. Un SPF 50 messo male protegge meno di un SPF 30 messo bene e ripetuto.
Una ferita guarisce meglio all’aria o coperta?
Coperta e mantenuta umida: la riepitelizzazione è più rapida e la cicatrice più sottile rispetto alla crosta secca all’aria. Si lava con soluzione fisiologica o acqua corrente, si evita l’alcol sulla ferita aperta e si usa una medicazione che non aderisca al fondo.
Le schede dei medicinali dermatologici, compresi i corticosteroidi topici e i loro livelli di potenza, sono consultabili nella banca dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco.