Donne
Quattro fasi della vita con bisogni diversi, e una regola che le attraversa tutte: il prurito intimo ricorrente non è una questione di detergente.
Il prurito e il bruciore intimi che tornano ogni due o tre mesi non si risolvono cambiando detergente. Dietro un disturbo ricorrente c’è quasi sempre una causa precisa — una candidosi che non è stata trattata abbastanza a lungo, una vaginosi batterica confusa con una micosi, una secchezza legata all’età o alla pillola — e ciascuna richiede una risposta diversa. Il passaggio dal medico, in questi casi, fa risparmiare mesi.
Candida o vaginosi: non sono la stessa cosa
La candidosi dà prurito intenso, bruciore e una secrezione densa e inodore, simile a ricotta. La vaginosi batterica dà invece una secrezione fluida, grigiastra, con un odore caratteristico che si accentua dopo i rapporti. Il trattamento è opposto: antimicotico nel primo caso — per via locale o con fluconazolo per bocca — antibatterico nel secondo, spesso con metronidazolo. Usare un antimicotico su una vaginosi non solo non funziona: altera ulteriormente la flora.
Cistite: le prime ventiquattr’ore
Bruciore alla minzione, urgenza e stimolo frequente con poca urina sono un quadro riconoscibile, e si distingue dalla candidosi proprio per questo: nella micosi il prurito domina e il bisogno continuo di urinare non c’è. Bere molto, gli estratti di mirtillo rosso e il D-mannosio possono accompagnare un episodio lieve, ma non sostituiscono l’antibiotico quando l’infezione è conclamata. Quando serve, vengono prescritti antibiotici come la ciprofloxacina o il cotrimossazolo, scelti sulla base dell’urinocoltura quando disponibile.
Fra i due disturbi esiste un legame che spiega molte sequenze confuse: il trattamento antibiotico di una cistite favorisce la candidosi nelle settimane successive. È la ragione per cui molte donne si trovano con i due problemi uno dopo l’altro e finiscono per trattarli entrambi da sole, perdendo di vista quale sia l’infezione in corso.
- Febbre o dolore ai fianchi: l’infezione sta risalendo e non è più una cistite semplice.
- Sangue nelle urine.
- Qualsiasi sintomo urinario in gravidanza.
- Più di tre episodi in un anno.
- Sintomi che non migliorano in due giorni di trattamento.
Ciclo e dolore mestruale
Il dolore mestruale risponde bene agli antinfiammatori presi all’inizio del fastidio, non quando è già al picco: anticipare di qualche ora cambia molto l’efficacia. Un dolore che costringe a saltare scuola o lavoro ogni mese, però, non è normale e non si tratta aumentando la dose. Endometriosi e adenomiosi restano sottodiagnosticate per anni proprio perché il dolore viene dato per scontato.
Contraccezione ormonale: che cosa ne cambia l’efficacia
La differenza fra l’efficacia teorica e quella reale della pillola non dipende dal prodotto, dipende da tre cose: la regolarità dell’assunzione, che cos’altro si sta prendendo e che cosa succede allo stomaco.
Una compressa dimenticata entro le dodici ore si prende appena ci si accorge e il ciclo continua; oltre le dodici ore la copertura non è più garantita e servono sette giorni di assunzione corretta prima di considerarla ripristinata. Vomito o diarrea intensa nelle quattro ore successive all’assunzione equivalgono a una compressa saltata, perché il principio attivo non è stato assorbito.
Sul versante delle interazioni, l’elenco corto è quello che conta: gli induttori enzimatici — alcuni antiepilettici, la rifampicina, l’erba di San Giovanni — riducono i livelli ormonali e possono rendere la pillola inefficace. Gli antibiotici comuni, al contrario di una convinzione diffusa, non hanno questo effetto, con l’eccezione della rifampicina e delle situazioni in cui provocano diarrea importante. Chi fuma e ha più di trentacinque anni ha un rischio trombotico aggiuntivo che rende preferibili metodi senza estrogeni: è una valutazione che spetta al ginecologo e che va rifatta nel tempo, non una volta sola.
Gravidanza e allattamento
In gravidanza nessun prodotto, nemmeno da banco e nemmeno un integratore a base di erbe, va assunto senza averlo verificato. L’elenco di ciò che non si usa include molte cose che nessuno considera farmaci: diversi oli essenziali, varie piante officinali, integratori ad alto dosaggio di vitamina A. Altre sostanze hanno controindicazioni legate al trimestre — gli antinfiammatori non steroidei sono da evitare dopo la ventesima settimana — e alcuni farmaci su prescrizione sono formalmente vietati, come l’isotretinoina, che richiede un programma di prevenzione della gravidanza documentato.
L’acido folico segue la logica opposta: va iniziato prima del concepimento, perché la sua utilità si gioca nelle prime settimane, quando spesso la gravidanza non è ancora nota. In allattamento il criterio non è la sicurezza della sostanza in sé ma il suo passaggio nel latte e l’orario della poppata. In tutti questi casi il canale corretto è il ginecologo o il farmacista con la lista completa di ciò che si assume, non la ricerca del singolo nome commerciale.
Menopausa
Vampate, secchezza vaginale e disturbi del sonno hanno trattamenti diversi fra loro, e non tutti passano dalla terapia ormonale. La secchezza vaginale risponde bene a idratanti locali e, su indicazione del ginecologo, a estrogeni topici a basso dosaggio che hanno un assorbimento sistemico minimo. L’osteoporosi, invece, non dà sintomi fino alla frattura: la densitometria è lo strumento con cui si decide se e quando intervenire.
Test di gravidanza, ovulazione e fertilità
I test di gravidanza misurano l’ormone hCG nelle urine e sono affidabili dal giorno previsto per la mestruazione; eseguiti prima danno falsi negativi. La prima urina del mattino è la più concentrata e riduce il margine di errore, e un risultato negativo in presenza di un ritardo persistente va ripetuto dopo tre o quattro giorni.
I test di ovulazione misurano invece l’ormone luteinizzante e segnalano i due giorni più fertili del ciclo: indicano che il picco è arrivato, non che l’ovulazione sia effettivamente avvenuta. Sono strumenti di pianificazione, non metodi contraccettivi. Quando la ricerca di una gravidanza si prolunga oltre un anno, l’indagine riguarda entrambi i partner; farmaci come il clomifene si usano solo dopo un inquadramento specialistico e con monitoraggio ecografico, perché inducono l’ovulazione e aumentano la probabilità di gravidanze multiple.
Detergenti intimi: meno è meglio
La mucosa vaginale ha un proprio equilibrio batterico e un pH acido che la protegge. Le lavande interne lo alterano e sono sconsigliate se non prescritte: aumentano il rischio di infezioni invece di ridurlo. Per l’igiene esterna è sufficiente un detergente delicato una o due volte al giorno; lavaggi più frequenti e prodotti aggressivi producono l’effetto opposto a quello cercato.
Il pH dichiarato sulla confezione è un criterio utile ma non l’unico: contano anche l’assenza di profumazioni intense e la tollerabilità individuale, che si verifica solo usando il prodotto.
I controlli che non dipendono dai sintomi
Una parte della salute femminile non si gestisce quando qualcosa fa male, perché le condizioni che contano di più non danno sintomi nella fase in cui sono curabili. Il pap test e il test HPV individuano alterazioni del collo dell’utero anni prima che diventino qualcosa, e in Italia sono offerti gratuitamente su invito nei programmi di screening regionali. Lo stesso vale per la mammografia nelle fasce d’età previste.
Due regole pratiche valgono più di qualsiasi autodiagnosi: un invito allo screening che arriva per posta non si rimanda in attesa di un sintomo, e una perdita di sangue fuori dal ciclo o dopo la menopausa si riferisce subito, anche se è una sola volta e anche se non fa male.
Domande che arrivano al banco
Il mirtillo rosso previene davvero la cistite?
Gli studi mostrano un effetto modesto e limitato a chi ha cistiti ricorrenti, non a chi ne ha avuta una; nelle forme acute non sostituisce la terapia. Se si prova, servono preparazioni con contenuto dichiarato di proantocianidine e qualche settimana di assunzione continua. Chi prende warfarin ne parli prima con il medico.
Dopo quanti giorni una candida dovrebbe migliorare?
Il prurito si attenua in due o tre giorni e il quadro si risolve entro una settimana. Se dopo sette giorni non è cambiato nulla, le ipotesi sono tre: non era una candida, la specie non risponde all’antimicotico usato, oppure c’è una causa che la mantiene, come un diabete non riconosciuto. In tutti i tre casi la visita vale più di un secondo ovulo.
Va trattato anche il partner?
Non di routine: la candidosi vaginale non è considerata una malattia a trasmissione sessuale e trattare un partner senza sintomi non riduce le recidive. Il trattamento ha senso quando lui ha arrossamento o prurito del glande, e in quel caso si usa una crema antimicotica.
Perché la cistite torna sempre dopo i rapporti?
La meccanica del rapporto facilita la risalita dei batteri dall’uretra, che nelle donne è corta. Le misure che riducono le recidive sono poco spettacolari ma funzionano: urinare dopo il rapporto, bere abbastanza perché la vescica si svuoti spesso, evitare diaframmi e spermicidi se il problema è ricorrente. Dalla terza o quarta cistite in un anno la gestione passa al medico, che può valutare una profilassi.
Si può usare un ovulo durante il ciclo?
Si può, ma il flusso riduce il tempo di contatto e quindi l’efficacia: se possibile si aspetta la fine. Durante il trattamento vaginale si evitano i tamponi interni, che assorbono il principio attivo, e si tenga presente che alcuni eccipienti grassi degli ovuli riducono la tenuta del preservativo.
Le schede istituzionali su contraccezione, candida, cistite e salute riproduttiva sono raccolte sul portale ISSalute dell’Istituto Superiore di Sanità.