Cosmesi
La lista degli ingredienti è in ordine decrescente di quantità: tutto quello che sta dopo i conservanti è presente in tracce.
Su una confezione di cosmetico, l’INCI è l’unica parte obbligatoriamente veritiera e confrontabile. Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di concentrazione fino all’uno per cento; sotto quella soglia l’ordine è libero. Poiché i conservanti si usano quasi sempre sotto l’uno per cento, una regola pratica funziona bene: l’attivo pubblicizzato in copertina, se compare dopo il conservante, è presente in quantità trascurabile.
Le diciture che non dicono nulla
«Dermatologicamente testato» significa che un test è stato eseguito, non che abbia dato un risultato particolare. «Ipoallergenico» indica una formula pensata per ridurre il rischio di reazioni, non una garanzia che le reazioni siano escluse, e non ha una definizione normativa vincolante. «Senza parabeni» descrive un’assenza, non una qualità: i parabeni ammessi sono fra i conservanti più studiati e i sostituti non sono automaticamente più sicuri. «Naturale» non implica tollerabilità — gli oli essenziali sono naturali e sono fra le cause più frequenti di dermatite da contatto.
Le indicazioni che invece contano sono il numero di protezione solare, la presenza di profumo nell’INCI e il simbolo PAO, il barattolo aperto con il numero di mesi di validità dopo l’apertura.
Gli attivi con prove solide
| Attivo | A cosa serve | Da sapere |
|---|---|---|
| Retinoidi | Rughe sottili, texture, acne | Solo la sera, si inizia a giorni alterni, obbligatoria la protezione solare |
| Vitamina C | Macchie, luminosità | Instabile alla luce: contano confezione opaca e pH |
| Niacinamide | Rossori, pori, barriera | Ben tollerata, si abbina con quasi tutto |
| Acido ialuronico | Idratazione superficiale | Va sigillato con una crema, altrimenti in ambiente secco disidrata |
| AHA e BHA | Esfoliazione, pelle grassa, pori | Gli alfa-idrossiacidi agiscono in superficie, i beta anche nel follicolo |
| Filtri solari | Fotoprotezione | L’unico attivo antietà con efficacia dimostrata in modo robusto |
Fuori da questo elenco il panorama si fa rapidamente promozionale. Peptidi, estratti vegetali e complessi brevettati possono essere formulati bene, ma le prove che li riguardano sono quasi sempre di laboratorio o finanziate da chi li vende: non sono un motivo per scartarli, sono un motivo per non pagarli come se fossero un trattamento.
Una routine breve batte una lunga
Tre passaggi fatti ogni giorno valgono più di sette fatti a intermittenza: detersione adatta al tipo di pelle, un attivo per volta, una crema che chiuda. Gli attivi nuovi si introducono uno alla volta, a due o tre settimane di distanza, perché solo così si capisce quale ha prodotto il risultato o l’irritazione, e un prodotto si giudica su almeno quattro settimane, il tempo di un ciclo completo di rinnovamento cutaneo.
Sovrapporre retinoidi, acidi esfolianti e vitamina C nella stessa sera è la ricetta più rapida per una barriera cutanea danneggiata, che si manifesta con bruciore, rossore e intolleranza improvvisa a prodotti usati da anni. In quel caso la risposta è sospendere tutti gli attivi e tornare per due settimane a detergente delicato ed emolliente.
Solari
La quantità corretta per il viso è di circa un cucchiaino raso; chi ne usa un terzo, come quasi tutti, ottiene una protezione molto inferiore a quella indicata in etichetta, perché dimezzare la dose riduce la protezione molto più della metà. La riapplicazione ogni due ore vale anche con i prodotti «resistenti all’acqua», che mantengono parte della protezione dopo il bagno ma non tutta. I filtri minerali — ossido di zinco, biossido di titanio — sono la scelta più sensata per pelli reattive e per i bambini piccoli, con lo svantaggio di un residuo bianco più visibile.
Per chi usa retinoidi o acidi esfolianti la protezione solare non è un’aggiunta facoltativa ma una condizione d’uso: quegli attivi aumentano la fotosensibilità e senza filtro producono macchie invece di eliminarle.
Conservazione, PAO e quando un prodotto va buttato
Sulla confezione convivono due date diverse. La scadenza vera e propria compare solo sui prodotti che durano meno di trenta mesi; tutti gli altri riportano il PAO, il simbolo del barattolo aperto con un numero di mesi, che inizia a contare dal giorno dell’apertura e non dall’acquisto. Un solare comprato l’estate precedente e già aperto non offre la protezione dichiarata, ed è il caso in cui conviene ricomprare senza discutere.
Il bagno è il posto peggiore dove tenere i cosmetici: calore e umidità accelerano l’ossidazione e favoriscono la contaminazione dei barattoli a bocca larga. Vitamina C e retinolo si riconoscono da soli quando sono andati — virano all’arancione o al marrone e cambiano odore — e a quel punto non sono più attivi. Vanno buttati anche i prodotti che hanno cambiato consistenza o si sono separati, e i mascara dopo tre mesi, per il rischio di infezione oculare.
Dove finisce il cosmetico e inizia il farmaco
La stessa confezione, nello stesso scaffale, può appartenere a tre categorie regolate in modo diverso. Il cosmetico agisce sulla superficie e non può dichiarare un’azione terapeutica: per questo le etichette parlano di «aspetto», «luminosità», «comfort». Il dispositivo medico ha un’azione fisica o meccanica — barriera, film, occlusione — ed è marcato CE con un numero. Il farmaco ha un’indicazione terapeutica, un principio attivo dichiarato e un codice AIC, e può essere da banco o su prescrizione.
La distinzione non è burocratica: cambia che cosa si può aspettare dal prodotto. Una crema cosmetica all’urea idrata, una all’acido salicilico in concentrazione da farmaco cheratolizza, un retinoide topico su prescrizione agisce sull’acne. Comprare il primo aspettandosi il terzo è il motivo più comune per cui una pelle problematica resta tale per mesi.
Gravidanza e allattamento
In gravidanza l’elenco delle cose da evitare è corto ma netto. I retinoidi topici si sospendono, per prudenza e perché l’analogo orale è teratogeno. L’acido salicilico si evita in concentrazioni da peeling, mentre resta accettabile in un detergente a basso dosaggio. L’idrochinone schiarente non si usa. Gli oli essenziali in diffusione o in impacchi vanno ridotti al minimo.
Restano utilizzabili acido ialuronico, niacinamide, vitamina C, acido azelaico e i filtri solari, questi ultimi particolarmente utili perché il melasma gravidico peggiora con l’esposizione. In allattamento la regola aggiuntiva è una sola: nessun prodotto sulla zona del seno prima della poppata.
Quando il cosmetico non basta
Macchie che cambiano forma, rossori persistenti del viso con capillari visibili, desquamazione cronica, acne con noduli profondi: sono quadri dermatologici, e nessuna formulazione da banco li risolve. Rosacea e dermatite seborroica, in particolare, peggiorano con le routine aggressive e migliorano con trattamenti mirati prescritti dallo specialista. Le schede dei farmaci dermatologici si trovano nella categoria cura della pelle.
Domande ricorrenti
Un cosmetico costoso funziona meglio?
Il prezzo paga anche confezione, profumo e distribuzione. Quello che cambia il risultato è l’attivo scelto, la concentrazione e la posizione nell’INCI: una crema da dieci euro con niacinamide in buona posizione fa più di una da cento con lo stesso attivo dopo il conservante. Sotto i trenta euro esistono formulazioni serie, e sopra i cento ne esistono inutili.
Si possono usare insieme retinolo e acidi esfolianti?
Nella stessa applicazione no: la somma irrita, e una pelle irritata smette di tollerare entrambi. Si alternano le sere, oppure si usa l’acido al mattino e il retinoide la sera, introducendo un attivo per volta e aspettando due o tre settimane prima di aggiungere il successivo.
Il solare serve anche d’inverno o stando al chiuso?
Dipende da cosa si vuole ottenere. Per chi usa un trattamento per le macchie o per l’acne, la protezione quotidiana fa parte del trattamento, perché senza di essa l’iperpigmentazione torna. Per il resto, in inverno alle nostre latitudini il rischio è basso; dietro una finestra passano gli UVA, non gli UVB, quindi il discorso riguarda le macchie e l’invecchiamento, non l’eritema.
Che cosa garantisce la scritta dermatologicamente testato?
Che il prodotto è stato sottoposto a un test di tollerabilità cutanea, in genere su un numero limitato di persone e per un tempo breve. Non dice che funziona, non dice su quanti è stato provato e non è una garanzia per chi ha una pelle reattiva. Sono informazioni di marketing, non di efficacia.
Se brucia vuol dire che sta funzionando?
No: il bruciore è un segnale di irritazione, e una barriera cutanea irritata trattiene meno acqua e reagisce peggio a tutto il resto. Un lieve formicolio nei primi minuti con un acido può rientrare nella norma; un bruciore che dura, un rossore persistente o una desquamazione significano dose eccessiva o prodotto sbagliato.
La disciplina dei prodotti cosmetici e gli avvisi di richiamo dal mercato sono pubblicati dal Ministero della Salute.