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Bocca

Nessun collutorio sostituisce il filo interdentale, e nessun prodotto per gengive ferma una parodontite già avviata.

La placca si forma fra i denti, ed è lì che nascono carie interprossimali e infiammazione gengivale. Nessun collutorio arriva dove arriva il filo, perché un liquido scorre sulla superficie della placca senza disgregarla. Questa è la ragione per cui un’igiene fatta solo con spazzolino e collutorio lascia intatto il punto in cui il problema comincia.

Spazzolino, filo e scovolino

Due minuti sono la durata, non un arrotondamento: contati davvero, risultano molto più lunghi di quelli che la maggior parte delle persone dedica allo spazzolamento. Le setole devono essere morbide — le medie e le dure non puliscono meglio, abradono lo smalto e fanno recedere la gengiva — e il movimento utile è dal bordo gengivale verso il dente, non orizzontale. Lo spazzolino elettrico oscillante-rotante ha un vantaggio misurato sul manuale, ma il vantaggio sta nel fatto che impone il tempo e non richiede tecnica, non nella tecnologia in sé.

Il dentifricio conta per una cosa sola, la concentrazione di fluoro: 1000-1500 parti per milione negli adulti, dosi inferiori e quantità pari a un chicco di riso nei bambini piccoli. Dopo lo spazzolamento non si sciacqua con acqua, si sputa soltanto: il risciacquo elimina il fluoro appena applicato e annulla buona parte del beneficio.

Fra i denti serve lo strumento della misura giusta. Il filo passa dove i denti si toccano; dove c’è spazio, lo scovolino pulisce molto meglio, e la misura si fa scegliere dall’igienista invece che a occhio. Un solo passaggio al giorno, la sera, vale più di tre fatti male: nelle prime sere può sanguinare, ed è un motivo per continuare, non per smettere.

Collutorio e clorexidina: quale e per quanto

I collutori non sono tutti uguali e il più potente non è il più adatto all’uso quotidiano. La clorexidina è l’antisettico orale più efficace di cui disponiamo, e proprio per questo ha un uso a termine: cicli di una o due settimane, dopo un intervento o durante una gengivite acuta, non come abitudine. L’uso prolungato pigmenta denti e lingua, altera il gusto e seleziona la flora orale; le concentrazioni cambiano l’indicazione, le più alte per periodi brevi, le più basse per un mantenimento deciso dall’igienista.

I collutori al fluoro servono invece alla prevenzione della carie e si usano in modo continuativo, lontano dallo spazzolamento per non diluirlo. Quelli a base di alcol non aggiungono nulla e sono sconsigliati a chi ha la bocca secca, perché peggiorano il problema. In nessun caso il collutorio sostituisce il filo: agisce sulla superficie, non sulla placca aderente.

Gengive che sanguinano

Il sanguinamento durante lo spazzolamento è infiammazione, non fragilità: smettere di spazzolare la zona peggiora la situazione. Se dopo una decina di giorni di igiene accurata il sanguinamento persiste, il quadro va guardato da un professionista, perché la gengivite può essere già diventata parodontite — con perdita di osso, che non si recupera con nessun prodotto da banco. Chi assume anticoagulanti ha un sanguinamento gengivale più facile e deve segnalarlo prima di una seduta di igiene.

Afte, herpes e candidosi: come si distinguono

Tre lesioni frequenti del cavo orale, tre decorsi diversi. L’afta è un’ulcerazione tondeggiante con fondo chiaro e alone rosso, compare all’interno della guancia o sotto la lingua, non è contagiosa e guarisce in sette o dieci giorni; i prodotti disponibili — gel barriera, anestetici locali, antisettici — riducono il dolore e proteggono la lesione, ma non accorciano molto il decorso. L’herpes labiale nasce invece sul bordo del labbro, è preceduto da formicolio e bruciore, forma vescicole raggruppate ed è contagioso finché non si forma la crosta: l’antivirale topico serve se applicato nelle prime ore, al formicolio, non quando la vescicola è già aperta.

La candidosi orale si presenta come placche bianche che si staccano lasciando una base arrossata, ed è più frequente in chi usa cortisonici inalatori senza sciacquare la bocca dopo l’inalazione, in chi porta protesi mobili e in chi ha un sistema immunitario indebolito.

Conta anche la ricorrenza: afte frequenti possono accompagnarsi a carenze di ferro, vitamina B12 o folati, oppure a una celiachia non diagnosticata, e in quel caso il problema non è in bocca. Vanno mostrate al medico o al dentista le lesioni che non guariscono entro due settimane, quelle che sanguinano, le macchie bianche o rosse persistenti e qualsiasi tumefazione che non si risolve: la diagnosi precoce delle lesioni del cavo orale cambia radicalmente la prognosi.

AFTA Non contagiosa, 7–10 giorni Ulcerazione tonda con fondo chiaro, dentro la guancia o sotto la lingua HERPES LABIALE Contagioso fino alla crosta Vescicole raggruppate sul bordo del labbro, precedute da formicolio CANDIDOSI ORALE Risciacquare dopo l’inalatore Placche bianche che si staccano e lasciano una base arrossata
Una lesione che non guarisce entro due settimane, che sanguina o che lascia una macchia bianca o rossa persistente va mostrata al dentista, qualunque sia il suo aspetto.

Denti sensibili ed erosione dello smalto

La sensibilità al freddo e al dolce non è una caratteristica dei denti, è un segnale: significa che la dentina è esposta, per recessione gengivale o per perdita di smalto. I dentifrici specifici funzionano con due meccanismi diversi — il nitrato di potassio calma la terminazione nervosa, i composti di stagno o l’arginina chiudono i tubuli — e in entrambi i casi servono due o tre settimane di uso continuo. Spalmarne un velo sul punto sensibile prima di dormire, senza sciacquare, accelera l’effetto.

L’erosione, invece, si previene solo cambiando quello che la causa. Bevande acide, agrumi, vino e bibite anche senza zucchero ammorbidiscono lo smalto per circa mezz’ora: spazzolare subito dopo asporta lo strato ammorbidito, quindi si attende, e nel frattempo un bicchiere d’acqua fa più di qualunque prodotto. Reflusso, vomito ripetuto e bruxismo notturno producono quadri di usura che un dentifricio non ferma e che richiedono rispettivamente il gastroenterologo e un bite su misura.

Lo sbiancamento merita una nota a parte: su un dente sensibile o con colletti esposti peggiora il sintomo, e i prodotti da banco con perossidi oltre i limiti consentiti, venduti come «professionali», danneggiano gengiva e smalto senza vantaggi sul colore.

Alitosi

Nella grande maggioranza dei casi l’origine è in bocca: patina linguale, tasche parodontali, carie, protesi mal pulite. I collutori profumati mascherano per un’ora. Il raschietto per la lingua, usato con regolarità, fa più di qualunque prodotto con clorofilla. Quando la bocca è sana e l’alito resta cattivo, le cause da indagare sono altre: reflusso, problemi otorinolaringoiatrici, in rari casi metabolici.

Bocca secca: una causa che spesso è in terapia

La xerostomia è raramente un problema isolato. Nella maggior parte dei casi dipende da farmaci — antistaminici, antidepressivi, antipertensivi, diuretici, alcuni antidolorifici — o da una condizione generale come il diabete. Il disagio non è solo soggettivo: la saliva protegge dalla carie, e una bocca cronicamente secca produce carie rapide e diffuse, soprattutto al colletto dei denti.

I sostituti salivari in spray o gel danno sollievo, ma il passo utile è rivedere la terapia con il medico quando è possibile, aumentare l’idratazione e usare un dentifricio ad alta concentrazione di fluoro.

Protesi e apparecchi

Le protesi mobili vanno pulite fuori dalla bocca, con spazzolino dedicato e prodotti specifici: il dentifricio normale è abrasivo per la resina. Gli adesivi servono a stabilizzare, non a compensare una protesi che non calza più: una protesi instabile causa lesioni da decubito che, se trascurate, diventano croniche. Chi porta allineatori trasparenti li toglie per mangiare e li risciacqua prima di rimetterli, perché zuccheri intrappolati sotto la plastica sono il peggior scenario possibile per lo smalto.

Dolore dentale e antibiotici

Un ascesso dentale non si risolve con l’antibiotico: l’antibiotico controlla l’infezione, la causa resta e richiede un intervento. Prendere amoxicillina per qualche giorno e aspettare che passi significa quasi sempre ritrovarsi con lo stesso problema qualche settimana dopo, con in più un’esposizione inutile. Gli antibiotici dispensati su prescrizione per queste situazioni sono nella categoria antibiotici, dove ogni scheda riporta indicazioni e durata tipica della terapia.

Dentizione nei bambini

I gel a base di anestetici locali per il dolore da dentizione sono sconsigliati nei lattanti, e quelli contenenti salicilati sono controindicati. Quello che funziona è più semplice: un anello refrigerato, non congelato, e il massaggio della gengiva con un dito pulito. La febbre alta non è attribuibile alla dentizione e va valutata come qualsiasi altra febbre.

Domande che arrivano al banco

Lo spazzolino elettrico pulisce meglio di quello manuale?

Gli studi danno un vantaggio piccolo ma reale ai modelli oscillanti-rotanti sulla placca e sull’infiammazione gengivale. Resta un vantaggio piccolo rispetto a quello che si ottiene imparando a passare il filo: chi spazzola bene a mano e usa il filo ogni sera sta meglio di chi usa l’elettrico e salta gli spazi interdentali. Il sensore di pressione, dove c’è, serve a chi tende a spingere troppo.

È vero che dopo il dentifricio non si deve sciacquare?

Sì: sciacquare con abbondante acqua porta via il fluoro proprio quando dovrebbe restare a contatto con lo smalto. Si sputa e si lascia così, evitando anche il collutorio nei trenta minuti successivi, perché diluisce lo stesso principio attivo.

I dentifrici sbiancanti funzionano?

Rimuovono le macchie superficiali da caffè, tè e fumo, quindi il dente torna al proprio colore; non schiariscono il colore naturale dello smalto, che dipende dalla dentina sottostante. Le formulazioni più abrasive, usate ogni giorno su colletti già esposti, aumentano la sensibilità invece di ridurla.

Ogni quanto si cambia lo spazzolino?

Quando le setole iniziano a piegarsi, in genere fra i due e i tre mesi: setole aperte non entrano più nel solco gengivale e la pulizia peggiora senza che ci si accorga. Dopo un’infezione del cavo orale conviene sostituirlo comunque.

Bicarbonato o limone sui denti servono a qualcosa?

Il bicarbonato è abrasivo e il limone è acido: insieme fanno esattamente ciò che si vuole evitare, cioè consumano lo smalto. L’effetto di pulito che si percepisce i primi giorni è superficie smaltata levigata via, e non torna.

Le raccomandazioni nazionali sulla prevenzione della carie e sull’igiene orale, comprese quelle dedicate all’età pediatrica, sono pubblicate dal Ministero della Salute.