Capelli
Perdere cento capelli al giorno è normale. Quello che conta non è quanti ne cadono, ma se la densità sta cambiando.
Il conteggio dei capelli nel lavandino è un pessimo indicatore. Il dato utile è un altro: la riga che si allarga, il cuoio capelluto che si intravede sulla sommità, la coda di cavallo che si assottiglia di anno in anno. Un aumento temporaneo della caduta in autunno o dopo una malattia — il telogen effluvium — si risolve da solo in alcuni mesi. Un diradamento progressivo, invece, è un’altra storia e risponde meglio se affrontato presto.
Telogen effluvium: la caduta che spaventa e passa
La perdita diffusa che compare due o tre mesi dopo un evento — un parto, una febbre alta, un intervento, una dieta drastica, uno stress intenso — è un telogen effluvium. Il ritardo è la sua firma: la causa agisce quando il capello entra in fase di riposo, la caduta avviene quando quel ciclo si conclude. È reversibile e si risolve in genere entro sei mesi senza trattamenti specifici.
Quello che serve in quella fase non è un prodotto miracoloso ma l’esclusione delle cause correggibili: carenza di ferro, soprattutto nelle donne con mestruazioni abbondanti, disfunzione tiroidea, carenza di vitamina D, apporto proteico insufficiente. Sono tutti dati che si leggono con esami comuni, e il valore da chiedere è la ferritina, non l’emoglobina: si può avere un ferro di deposito basso con un’emoglobina perfettamente normale, e sui capelli pesa il primo.
Da qui il limite degli integratori: hanno senso quando c’è una carenza da correggere, e senza una carenza documentata l’effetto sulla densità è trascurabile. Lo zinco e la biotina a dosi alte non aggiungono nulla in chi non è carente, e la biotina ha un effetto collaterale poco noto, quello di falsare alcuni esami del sangue, fra cui proprio quelli della tiroide.
Alopecia androgenetica
È la forma più diffusa, è progressiva e segue un andamento riconoscibile: nell’uomo stempiature e diradamento del vertice, nella donna un allargamento della riga centrale con la linea frontale conservata. Dipende dalla sensibilità del follicolo agli androgeni, e i trattamenti disponibili rallentano il processo e in parte lo recuperano, ma non ricreano i follicoli ormai scomparsi: il risultato dipende da quanto precocemente si interviene.
Il minoxidil topico è l’opzione senza obbligo di ricetta. I primi effetti si valutano a quattro mesi, il giudizio vero a sei, e nelle prime settimane può comparire un aumento temporaneo della caduta: non è un fallimento, è il passaggio dei follicoli a una nuova fase. La finasteride è un medicinale su prescrizione, riservato all’uomo, e richiede una valutazione medica. In entrambi i casi l’effetto dura finché dura il trattamento: sospendere significa tornare alla progressione naturale nel giro di qualche mese.
L’alopecia areata è tutt’altra cosa: chiazze rotonde a comparsa rapida, di natura autoimmune, che richiedono il dermatologo. Nelle forme gravi vengono usati farmaci come il baricitinib, con monitoraggio specialistico.
Forfora e dermatite seborroica
La forfora semplice è una desquamazione fine senza infiammazione; la dermatite seborroica aggiunge rossore, prurito e squame untuose, e interessa anche sopracciglia, pieghe del naso e orecchie. Non è pelle secca: il responsabile è un lievito normalmente presente sul cuoio capelluto, e per questo entrambe rispondono agli antifungini topici — ketoconazolo, piritione zinco, solfuro di selenio, acido salicilico.
Lo shampoo specifico va lasciato in posa qualche minuto, non risciacquato subito, e usato due o tre volte a settimana nella fase attiva: applicarlo e sciacquare immediatamente significa lavare il prodotto senza dargli tempo di agire. È una condizione cronica e recidivante, quindi l’obiettivo è il controllo e non la guarigione definitiva, e alternare principi attivi diversi riduce la perdita di efficacia nel tempo.
Pettinature, tinture e calore
Una parte dei diradamenti non dipende dagli ormoni ma da come i capelli vengono portati. La trazione ripetuta — code molto tirate, trecce strette, extension, chignon quotidiani — produce un’alopecia da trazione che inizia dalla linea frontale e dalle tempie, i punti dove la tensione è massima. All’inizio è reversibile; dopo anni il follicolo si cicatrizza e non torna. Il segnale precoce sono i piccoli punti infiammati alla radice e il dolore del cuoio capelluto a fine giornata, che è un’informazione da prendere sul serio e non un fastidio da sopportare.
I danni da calore e da chimica, invece, non riguardano la radice ma il fusto: piastra e asciugatura ad alta temperatura su capelli bagnati, decolorazioni ripetute e stirature chimiche rompono il capello a metà lunghezza. Il risultato sembra una caduta ma è una rottura, e si distingue facilmente, perché i frammenti raccolti sono corti e non hanno il bulbo bianco alla base. Nessun prodotto ricostruisce un fusto rotto: i trattamenti riempiono e lisciano, il capello ricresce sano solo dal nuovo.
Chi tinge ha un’ultima cosa da sapere: la parafenilendiamina delle tinture permanenti è un sensibilizzante frequente, e una reazione allergica al cuoio capelluto dopo una tinta usata per anni è possibile. I tatuaggi temporanei all’henné nero, che la contengono in concentrazioni alte, sono il modo più comune di sensibilizzarsi senza accorgersene.
Pidocchi: il trattamento che fallisce e perché
La pediculosi non dipende dall’igiene e si prende a scuola, non per sporcizia. I prodotti a base di dimeticone soffocano meccanicamente i parassiti e hanno il vantaggio di non generare resistenza, a differenza dei vecchi insetticidi. Il punto critico è un altro: il trattamento va ripetuto a distanza di sette-dieci giorni, perché nessun prodotto uccide con certezza le uova, e la seconda applicazione colpisce quelle appena schiuse. Saltarla è il motivo per cui l’infestazione sembra tornare.
La rimozione con il pettine a denti fitti, su capelli bagnati e con balsamo, resta la parte più noiosa e più determinante, ed è anche il metodo di verifica più affidabile: la presenza del parassita si accerta così, non a occhio. Per questo si controllano tutti i conviventi, ma si trattano solo quelli in cui il pidocchio è stato trovato. Lenzuola e cuscini si lavano a sessanta gradi; i pidocchi fuori dal cuoio capelluto sopravvivono poco, quindi disinfestare la casa non serve.
Quando andare dal dermatologo
Chiazze di caduta a margini netti, cuoio capelluto arrossato o dolente, perdita di capelli con cicatrice visibile, caduta improvvisa dopo l’inizio di una terapia. In quest’ultimo caso il farmaco non si sospende da soli: si segnala al medico che l’ha prescritto.
Domande ricorrenti
Lavare i capelli spesso li fa cadere?
No. I capelli che si trovano nello scarico erano già in fase di distacco: lavando ogni due giorni se ne vedono pochi per volta, lavando una volta a settimana si accumulano e sembrano molti. La frequenza si sceglie in base al cuoio capelluto, non al timore della caduta.
Gli integratori per capelli servono?
Servono quando c’è una carenza da correggere, e questo si vede da un esame: ferritina bassa, vitamina D bassa, una tiroide che non funziona. In assenza di carenza non ci sono prove che cambino il decorso di un diradamento, e nel caso dell’alopecia androgenetica non agiscono sul meccanismo che la produce.
Il minoxidil si deve usare per sempre?
Finché si vuole mantenere il risultato: sospendendolo, i capelli ottenuti si perdono nell’arco di tre a sei mesi e si torna al punto di partenza. È un trattamento di mantenimento, e questo va messo nel conto prima di iniziare.
Dopo quanto tempo si vedono i risultati di un trattamento?
Da tre a sei mesi, perché è il tempo del ciclo del capello. Nelle prime settimane si può osservare un aumento della caduta: i bulbi in fase di riposo vengono spinti fuori da quelli che ricominciano a crescere. È un segnale atteso, non un fallimento, ma vale la pena saperlo prima.
I pidocchi vengono dai capelli sporchi?
No: si passano per contatto diretto fra teste, e l’igiene non c’entra. Nei bambini l’ambiente tipico è la scuola. Il controllo utile si fa a capelli bagnati con un pettine a denti fitti, cercando le uova vicino al cuoio capelluto, non il parassita adulto.
Il profilo di sicurezza della finasteride e le comunicazioni europee che lo riguardano sono pubblicati dall’Agenzia europea per i medicinali.