Consegna in giornata dove il servizio di prossimità è attivo

Spedizione tracciata in tutta Italia

Comqura ComquraLa tua app per la salute

Capelli

Perdere cento capelli al giorno è normale. Quello che conta non è quanti ne cadono, ma se la densità sta cambiando.

Il conteggio dei capelli nel lavandino è un pessimo indicatore. Il dato utile è un altro: la riga che si allarga, il cuoio capelluto che si intravede sulla sommità, la coda di cavallo che si assottiglia di anno in anno. Un aumento temporaneo della caduta in autunno o dopo una malattia — il telogen effluvium — si risolve da solo in alcuni mesi. Un diradamento progressivo, invece, è un’altra storia e risponde meglio se affrontato presto.

TELOGEN EFFLUVIUM Caduta diffusa due o tre mesi dopo parto, febbre o dieta Reversibile entro sei mesi ALOPECIA ANDROGENETICA La riga si allarga, il vertice si dirada negli anni Si valuta dopo sei mesi di cura
Il conteggio dei capelli nel lavandino dice poco: quello che distingue le due situazioni è l’andamento nel tempo, e nel diradamento progressivo il risultato dipende da quanto presto si interviene.

Telogen effluvium: la caduta che spaventa e passa

La perdita diffusa che compare due o tre mesi dopo un evento — un parto, una febbre alta, un intervento, una dieta drastica, uno stress intenso — è un telogen effluvium. Il ritardo è la sua firma: la causa agisce quando il capello entra in fase di riposo, la caduta avviene quando quel ciclo si conclude. È reversibile e si risolve in genere entro sei mesi senza trattamenti specifici.

Quello che serve in quella fase non è un prodotto miracoloso ma l’esclusione delle cause correggibili: carenza di ferro, soprattutto nelle donne con mestruazioni abbondanti, disfunzione tiroidea, carenza di vitamina D, apporto proteico insufficiente. Sono tutti dati che si leggono con esami comuni, e il valore da chiedere è la ferritina, non l’emoglobina: si può avere un ferro di deposito basso con un’emoglobina perfettamente normale, e sui capelli pesa il primo.

Da qui il limite degli integratori: hanno senso quando c’è una carenza da correggere, e senza una carenza documentata l’effetto sulla densità è trascurabile. Lo zinco e la biotina a dosi alte non aggiungono nulla in chi non è carente, e la biotina ha un effetto collaterale poco noto, quello di falsare alcuni esami del sangue, fra cui proprio quelli della tiroide.

Alopecia androgenetica

È la forma più diffusa, è progressiva e segue un andamento riconoscibile: nell’uomo stempiature e diradamento del vertice, nella donna un allargamento della riga centrale con la linea frontale conservata. Dipende dalla sensibilità del follicolo agli androgeni, e i trattamenti disponibili rallentano il processo e in parte lo recuperano, ma non ricreano i follicoli ormai scomparsi: il risultato dipende da quanto precocemente si interviene.

Il minoxidil topico è l’opzione senza obbligo di ricetta. I primi effetti si valutano a quattro mesi, il giudizio vero a sei, e nelle prime settimane può comparire un aumento temporaneo della caduta: non è un fallimento, è il passaggio dei follicoli a una nuova fase. La finasteride è un medicinale su prescrizione, riservato all’uomo, e richiede una valutazione medica. In entrambi i casi l’effetto dura finché dura il trattamento: sospendere significa tornare alla progressione naturale nel giro di qualche mese.

L’alopecia areata è tutt’altra cosa: chiazze rotonde a comparsa rapida, di natura autoimmune, che richiedono il dermatologo. Nelle forme gravi vengono usati farmaci come il baricitinib, con monitoraggio specialistico.

Forfora e dermatite seborroica

La forfora semplice è una desquamazione fine senza infiammazione; la dermatite seborroica aggiunge rossore, prurito e squame untuose, e interessa anche sopracciglia, pieghe del naso e orecchie. Non è pelle secca: il responsabile è un lievito normalmente presente sul cuoio capelluto, e per questo entrambe rispondono agli antifungini topici — ketoconazolo, piritione zinco, solfuro di selenio, acido salicilico.

Lo shampoo specifico va lasciato in posa qualche minuto, non risciacquato subito, e usato due o tre volte a settimana nella fase attiva: applicarlo e sciacquare immediatamente significa lavare il prodotto senza dargli tempo di agire. È una condizione cronica e recidivante, quindi l’obiettivo è il controllo e non la guarigione definitiva, e alternare principi attivi diversi riduce la perdita di efficacia nel tempo.

Pettinature, tinture e calore

Una parte dei diradamenti non dipende dagli ormoni ma da come i capelli vengono portati. La trazione ripetuta — code molto tirate, trecce strette, extension, chignon quotidiani — produce un’alopecia da trazione che inizia dalla linea frontale e dalle tempie, i punti dove la tensione è massima. All’inizio è reversibile; dopo anni il follicolo si cicatrizza e non torna. Il segnale precoce sono i piccoli punti infiammati alla radice e il dolore del cuoio capelluto a fine giornata, che è un’informazione da prendere sul serio e non un fastidio da sopportare.

I danni da calore e da chimica, invece, non riguardano la radice ma il fusto: piastra e asciugatura ad alta temperatura su capelli bagnati, decolorazioni ripetute e stirature chimiche rompono il capello a metà lunghezza. Il risultato sembra una caduta ma è una rottura, e si distingue facilmente, perché i frammenti raccolti sono corti e non hanno il bulbo bianco alla base. Nessun prodotto ricostruisce un fusto rotto: i trattamenti riempiono e lisciano, il capello ricresce sano solo dal nuovo.

Chi tinge ha un’ultima cosa da sapere: la parafenilendiamina delle tinture permanenti è un sensibilizzante frequente, e una reazione allergica al cuoio capelluto dopo una tinta usata per anni è possibile. I tatuaggi temporanei all’henné nero, che la contengono in concentrazioni alte, sono il modo più comune di sensibilizzarsi senza accorgersene.

Pidocchi: il trattamento che fallisce e perché

La pediculosi non dipende dall’igiene e si prende a scuola, non per sporcizia. I prodotti a base di dimeticone soffocano meccanicamente i parassiti e hanno il vantaggio di non generare resistenza, a differenza dei vecchi insetticidi. Il punto critico è un altro: il trattamento va ripetuto a distanza di sette-dieci giorni, perché nessun prodotto uccide con certezza le uova, e la seconda applicazione colpisce quelle appena schiuse. Saltarla è il motivo per cui l’infestazione sembra tornare.

La rimozione con il pettine a denti fitti, su capelli bagnati e con balsamo, resta la parte più noiosa e più determinante, ed è anche il metodo di verifica più affidabile: la presenza del parassita si accerta così, non a occhio. Per questo si controllano tutti i conviventi, ma si trattano solo quelli in cui il pidocchio è stato trovato. Lenzuola e cuscini si lavano a sessanta gradi; i pidocchi fuori dal cuoio capelluto sopravvivono poco, quindi disinfestare la casa non serve.

Chiazze di caduta a margini netti, cuoio capelluto arrossato o dolente, perdita di capelli con cicatrice visibile, caduta improvvisa dopo l’inizio di una terapia. In quest’ultimo caso il farmaco non si sospende da soli: si segnala al medico che l’ha prescritto.

Domande ricorrenti

Lavare i capelli spesso li fa cadere?

No. I capelli che si trovano nello scarico erano già in fase di distacco: lavando ogni due giorni se ne vedono pochi per volta, lavando una volta a settimana si accumulano e sembrano molti. La frequenza si sceglie in base al cuoio capelluto, non al timore della caduta.

Gli integratori per capelli servono?

Servono quando c’è una carenza da correggere, e questo si vede da un esame: ferritina bassa, vitamina D bassa, una tiroide che non funziona. In assenza di carenza non ci sono prove che cambino il decorso di un diradamento, e nel caso dell’alopecia androgenetica non agiscono sul meccanismo che la produce.

Il minoxidil si deve usare per sempre?

Finché si vuole mantenere il risultato: sospendendolo, i capelli ottenuti si perdono nell’arco di tre a sei mesi e si torna al punto di partenza. È un trattamento di mantenimento, e questo va messo nel conto prima di iniziare.

Dopo quanto tempo si vedono i risultati di un trattamento?

Da tre a sei mesi, perché è il tempo del ciclo del capello. Nelle prime settimane si può osservare un aumento della caduta: i bulbi in fase di riposo vengono spinti fuori da quelli che ricominciano a crescere. È un segnale atteso, non un fallimento, ma vale la pena saperlo prima.

I pidocchi vengono dai capelli sporchi?

No: si passano per contatto diretto fra teste, e l’igiene non c’entra. Nei bambini l’ambiente tipico è la scuola. Il controllo utile si fa a capelli bagnati con un pettine a denti fitti, cercando le uova vicino al cuoio capelluto, non il parassita adulto.

Il profilo di sicurezza della finasteride e le comunicazioni europee che lo riguardano sono pubblicati dall’Agenzia europea per i medicinali.